Ci sono bambini che non disegnano per passare il tempo. Disegnano perché è il loro modo di stare nel mondo.
Giovanni disegna motori fin da quando sa tenere una matita. E tra tutti i motori, tutte le carrozzerie, tutti i sogni su quattro ruote, ce n’è uno che torna sempre: le Pagani. Quelle curve inconfondibili, tracciate e ritracciate su centinaia di fogli.
Il giorno in cui le ha toccate con le sue mani, aveva il fratello Lorenzo accanto. Hanno camminato insieme tra i luoghi dove quelle macchine nascono, hanno respirato l’aria dell’officina, hanno incontrato Horacio Pagani in persona. Giovanni lo ha ascoltato in silenzio, con quegli occhi che i bambini hanno quando capiscono che i sogni, a volte, diventano realtà.
Poi è tornato a casa. E ha ripreso a disegnare — con qualcosa in più, adesso, nelle mani e nel cuore.